La seconda storia di art therapy che vi voglio proporre, è quella di Mara. Una ragazzina di 14 anni, primo anno di scuola superiore, con la di diagnosi di LLa (leucemia linfoblastica acuta). Mara appare come una ragazzina molto sensibile, solare, matura e con un senso di responsabilità probabilmente eccessivo per la sua età. Alla comunicazione di diagnosi, dopo i primi momenti di sconforto appare serena e sempre sorridente, con un ottima compliance. Le prime procedure, da qualche anno vengono fatte  in anestesia totale, per  avere un impatto meno traumatico, sia per lei, sia per la famiglia già molto provata dalla recente diagnosi.

Il protocollo di cura della LLA prevede per ogni ciclo le punture lombari e l’aspirato midollare, per controllare lo stato della malattia, oltre tutti i farmaci chemioterapici previsti caso per caso. Mara viene informata su tutto con il coinvolgimento della famiglia. La cosa che più spaventa Mara è di fare la puntura lombare solo con l’anestesia locale e con l’aiuto se lo desidera dell’ipnovel (gocce).

Il volto di Mara si oscura. Mi ripete più volte che ha paura del dolore, non riesce a riposare bene e diventa a volte aggressiva con la madre. Lavoriamo su questa paura facendola  fluire, trasformarmandola in pennellate di colore. Mara sente di avere giovamento da questa tecnica di rilassamento, ma la paura c’è. Dopo diversi colloqui, informata su tutte le conseguenze decide di affrontare la paura. Nel giorno stabilito per la sua prima lombare con anestesia locale, ci vediamo la mattina molto presto, concordando prima con i medici, i tempi.

Propongo a Mara una tecnica di rilassamento muscolare e di immaginazione.

Prima iniziamo a respirare insieme  profondamente, poi a sentire ogni singolo muscolo.  Poi iniziamo a immaginare i nostri colori che prendono forma, diventano paesaggi, storie. Lei decide quando è pronta  per mettere il cerotto e poi per le gocce. Così andiamo un po’ stordite ma coscienti, a fare la puntura accompagnata anche dal padre . Io tenendo la mano di Mara in collaborazione con il medico, verbalizzo ciò che succede da quando entra l’ago. Nel frattempo continuiamo a respirare e ad immaginare la sua danza, perchè lei è una ballerina. Alla fine mi ha detto che non aveva sentito nulla e il sorriso è tornato.

Dopo quella volta Mara ha anche affrontato l’aspirato midollare in anestesia locale sempre accompagnata da queste tecniche di rilassamento, fino ad arrivare a non volere le gocce ed aiutarsi soltanto con l’immaginazione.  Oggi Mara seguita in DH( day hospital), continua a fare la sua terapia coadiuvata da queste tecniche, ma la conquista aggiuntiva è l’essere riuscita ad essere autonoma in assenza di una collega.


Per noi tutti questo è un grande successo, prima essere noi stessi  gli “oggetti transizionali”, poi accompagnandoli per mano, ognuno di loro trova  il suo modo per tollerare nel miglior modo possibile, il dolore fisico e psicologico.


Angela Militello

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