Cibo che conforta, coccola, consola, possiamo tradurre questa espressione come preferiamo o come più ci piace.

Il termine “Comfort Food” fu coniato, probabilmente, nel 1966, quando fu pubblicato un articolo sull’obesità sul Palm Beach Post.  Quando gli adulti sono sottoposti a un forte stress emotivo, consumano quello che potrebbe essere chiamato comfort food, ovvero del cibo che per loro ha una forte correlazione con la sicurezza dell’infanzia, fra cui l’uovo in camicia che preparava la mamma per loro o il famoso brodo di pollo” (cit.).

Negli Stati Uniti, ancora oggi, il consumo di comfort food è visto come risposta allo stress emotivo e di conseguenza, a causa della qualità e del contenuto di grassi, è una delle principali cause dell’obesità.

La consolazione da cibo, la sensazione di benessere che ne otteniamo mangiandolo, non è solo merito della bontà della ricetta ma è, soprattutto, questione di reazioni chimiche a livello del cervello: come per i suoni e gli odori. Esistono anche sapori che, appena gustati, richiamano alla memoria momenti particolarmente belli della nostra vita facendoci stare subito bene.

In questo caso il cibo non è più bisogno fisiologico ma psicologico. Più un momento è delicato, più i consumatori di comfort food si rifugiano in uno di quegli alimenti che offrono loro sicurezza e colmano il vuoto interiore.

Veri e propri antidepressivi naturali, gli alimenti diventano i migliori rimedi per curare i disturbi dell’umore, dell’ansia e della depressione.

Rabbia, tristezza, delusione, ansia. Sono questi gli stati d’animo che spesso inducono molte persone a “buttarsi sul cibo”, letteralmente, che in questo modo non è più un semplice fornitore di carburante per il nostro organismo ma, improvvisamente, viene elevato ad autentica consolazione da sentimenti o situazioni negative o sgradevoli. Con tutte le complicazioni del caso, naturalmente, dovute alla tipologia di cibo scelto. Anche qui, la scelta dipende molto dai gusti e non esiste un cibo che conforti di più o di meno: ad ognuno il suo!

“Mangiare non per necessità ma per consolazione può però rischiare di diventare una dannosa abitudine anche se si tratta di un gesto naturale.” La connotazione emotiva del cibo risale all’infanzia quando, ad esempio, i genitori utilizzano alimenti gustosi e saporiti per ricompensare o tranquillizzare i figli. E così, anche crescendo, resta radicata in noi la convinzione che il cibo possa essere associato al piacere e magari anche a una condizione di relax (aspetto questo ulteriormente alimentato dalla pubblicità che decide di far leva sul punto debole del potenziale cliente).

Il sentimento che per definizione stimola la cosiddetta fame nervosa è lo stress: in questo caso, infatti, il nostro corpo produce l’ormone cortisolo che alimenta il desiderio di cibi grassi e zuccherati.  Sono in particolare eventi negativi a scatenare il desiderio di compensare con il cibo situazioni varie, come un apprezzamento fisico non positivo, l’insoddisfazione e la frustrazione nei rapporti personali o sul lavoro, la delusione per qualcosa che non è andata secondo i piani, etc.

Anche la noia spesso può giocare il suo ruolo. Quando non si ha nulla da fare, mangiare diventa l’alternativa piacevole per ingannare il tempo e far si che trascorra più velocemente.

Naturalmente esistono possibili rimedi e soluzioni per evitare che lo sfogo sul cibo diventi dannoso. Gli esperti consigliano ad esempio di mangiare lentamente e assaporare ogni boccone per evitare grandi abbuffate, portare il cibo alla bocca usando la mano non dominante e infine associare mentalmente l’alimento di cui ci viene voglia a qualcosa di non commestibile. Per controllare la fame nervosa è utile anche fare qualcosa di appagante prima di mettersi a tavola in modo da non sfogare sul cibo l’ansia di gratificazione.

Siamo di nuovo passati a parlare di cibo dal punto di vista psicologico.

Trattandosi di alimenti che coccolano e che danno consolazione, stiamo parlando  di cibi spesso ricchi di grassi e zuccheri ed è quindi normale che vadano consumati con una certa moderazione per non intaccare eccessivamente il nostro stato di salute.

Gli italiani, fortunatamente, sembrano preferire quei confort food amati fin da bambini, che ricordano l’ambiente familiare e sono quindi legati alle tradizioni e alla cucina casereccia: in questo caso cibo appagante fa rima con cibo sano, spesso.

Molti dei classici confort food come pizza, cioccolato e gelato possono avere un apporto calorico che, dopo averci consolato, ci fa anche aggiungere qualche chilo. Ecco allora che si può stilare una lista di confort food più sani, quelli che, cioè, oltre a coccolarci e a farci sentire meglio, non fanno male alla salute ed alla psiche:

  • banane, ostriche, chips di verdure, frutta disidratata, arachidi, nocciole, semi di zucca, bistecca, uova e naturalmente cioccolato fondente. Ma anche zuppe di legumi, risotti e pastina brodosa come insegnano i nonni.

Non importa cosa ci conforta, l’importante è che il qualcosa scelto non diventi una malsana abitudine.

 

comfort food-chips di verdure-patate-zucchine-Patrizia Di Mare-nutrizionista-Studio di Nutrizione

CHIPS DI VERDURE AL FORNO:
  • barbabielole
  • carote
  • patate
  • zucchine
  • zucca
  • … (a seconda dei gusti)
  • olio evo
  • origano, sale, pepe nero (se gradito) e rosmarino.

Minore è il contenuto d’acqua delle verdure che scegliamo, più sarà facile ottenere l’effetto croccante. Basterà scegliere la modalità ventilata, cuocere le verdure a temperatura media fino a doratura e servirle appena sfornate.

Laviamo e peliamo tutte le verdure per poi affettarle sottilmente al coltello o con l’aiuto di una mandolina. Raccogliamo le verdure in ciotole diverse dopo averle tamponate bene, uniamo un giro d’olio e massaggiamo con cura.

Disponiamo le verdure su teglie diverse per assicurarci la cottura ottimale per ciascuna, aggiungiamo sale ed erbette varie; evitiamo di sovrapporle, e inforniamo a 150°C in forno ventilato preriscaldato. Se necessario dopo una ventina di minuti giriamo le sfoglie di verdure e le rimettiamo in forno fino a quando saranno croccanti e dorate.  Serviamo subito ben calde.

Dott.ssa Patrizia Di Mare  Biologa – Nutrizionista