Digiuno intermittente: se basta la prima parola a mettere ansia, forse la seconda aiuta a fare un po’ di luce su questa pratica che, in realtà, può rivelarsi molto utile.
Ci vuole si, una grande forza di volontà: si tratta di tenere sotto controllo no degli istinti più atavici dell’essere umano. Ma non è soltanto una prova di coraggio: studi dimostrano infatti che l’astinenza da cibo ha effetti sul metabolismo e, quindi, sulla salute.
È per questo che sono state ideate delle pratiche come il digiuno intermittente, o Intermittent Fasting.
Scopriamo nel dettaglio cosa è e a cosa serve.

Il digiuno intermittente

La pratica del digiuno intermittente appartiene ad una più ampia famiglia di studi riguardante la restrizione calorica. In poche parole, un approccio all’alimentazione che prevede di mangiare meno, assumere meno calorie ma non a scapito dei nutrienti fondamentali. Piuttosto, tendere ad arricchire la propria dieta proprio con questi ultimi.
Quali sono i benefici? Un rallentamento dell’invecchiamento e una minore predisposizione alla malattia: ovvero, in poche parole, una riduzione dello stato infiammatorio dell’organismo e un miglioramento del suo benessere in generale.
Come si incastra il digiuno intermittente a tutto questo?

Tipi di digiuno intermittente

Proprio perché digiunare ininterrottamente è impossibile, il digiuno intermittente è una pratica che prevede la restrizione calorica soltanto in range di tempo programmati. Ovvero: alternare periodi in cui assumere normalmente il cibo a intervalli di digiuno a cadenza regolare. Ci sono diversi approcci al digiuno intermittente:

Metodo Leangains, o schema 16/8: per un massimo di due volte alla settimana, si digiuna per 16 ore e si consumano i pasti nelle ore restanti della giornata. Tra i metodi, è il più diffuso poiché il più semplice da seguire.

Metodo diet fast, o schema 5:2: sempre a cadenza di due giorni alla settimana, si assumono apporti calorici ridotti, tali da imitare il digiuno (circa 500-600 calorie massimo), mangiando regolarmente i giorni restanti.

Metodo Eat-Stop-Eat: forse il più drastico, prevede 24 ore di astinenza dal cibo per uno o due giorni alla settimana.

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Poche calorie, tanti nutrienti: è la regola del digiuno intermittente

I benefici del digiuno intermittente

«Alimentarsi in maniera intermittente è una scelta che può far parte di uno stile di vita sano», afferma Mark Mattson, del dipartimenti di neuroscienze della John Hopkins Univerity, che ha illustrato insieme a Rafael de Cabo, del laboratorio di gerontologia translazionale dell’National Institute of Aging di Baltimora, i benefici della restrizione calorica. Questo perché conduce
all’esaurimento delle riserve di glucosio, facendo sì che l’organismo attacchi quelle di grasso per garantirsi una fonte energetica. In questo modo, migliora la regolazione della glicemia, si riducono i livelli di lipidi nel sangue e si ridimensiona la risposta infiammatoria. Inoltre, migliora la pressione sanguigna e si regolarizza la frequenza cardiaca a riposo.

Inoltre, inducendo l’organismo ad un adattamento, a uno sforzo, stimola in quest’ultimo una risposta riparativa e rinforzante. Ovvero, attiva quei processi di riparazione e di eliminazione delle cellule danneggiate
Non ultimi, infine, i benefici sul controllo del peso, grazie anche ad un miglioramento generale del cibo ingerito e alla stimolazione degli ormoni anabolici, utili alla mobilitazione dei grassi.

Il digiuno intermittente può essere fatto da chiunque?

La risposta è no, e per questo è sempre meglio consultarsi con un esperto che abbia ben presente anche il quadro clinico di partenza. Non si tratta di un rimedio di bellezza né di una soluzione last-minute per perdere peso, per quanto anche quelle vadano affrontate con consapevolezza. No, è uno stile di vita, con delle sue regole e accortezze, che sottopone il fisico ad un cambiamento di tipo anche ormonale.

Sono approcci che vanno monitorati in qualsiasi tipo di soggetto, compresi i più sani. In individui che soffrono di vari disturbi quali ipertensione, diabete o malattie metaboliche, è necessario consultare un professionista o un medico per non rischiare di addirittura aggravare la situazione di partenza.

Natasha Puglisi

Daniela Bellavia  Dott.ssa in Scienze della Nutrizione Umana – Personal trainer