‘Enneagramma (dal greco ennea, nove, e gramma, disegno) è un simbolo geometrico utilizzato in ambito psicologico ed esoterico.

Fino agli anni sessanta l’Enneagramma era pressoché sconosciuto, con eccezione della scuola facente capo a Georges Ivanovič Gurdjieff, i cui allievi, anche dopo la sua morte, continuarono a studiare questo simbolo, seguendo le indicazioni date dal filosofo armeno, ma non facendone mai pubblicità.

In particolare Pëtr Dem’janovič Uspenskij, allievo di Gurdjieff, nel libro “Frammenti di un insegnamento sconosciuto”, ne espone il pensiero e cita anche l’enneagramma. Un simbolo formato da un cerchio suddiviso in nove parti da punti collegati fra loro da nove rette secondo un certo disegno, che esprime la “legge del sette” e il suo rapporto con la “legge del tre”. Nel libro Ouspenski, riportando le parole di Gurdjieff, afferma che l’enneagramma è un simbolo universale, attraverso cui è possibile interpretare qualsiasi scienza e, per chi sa come usarlo, rende inutili libri e biblioteche, essendo in grado di svelare il meccanismo di ogni sistema, da quello solare con le leggi che lo governano, al funzionamento dell’organismo umano, degli esseri viventi in generale, ecc.

Per Gurdjieff questo simbolo rappresentava la fusione della “legge del sette” con la “legge del tre”.

La prima legge descrive ogni processo in cui un fenomeno integrale (come il raggio bianco della luce) viene convenzionalmente scomposto in sette parti relativamente indipendenti (i sette colori). La seconda indicherebbe come ogni fenomeno, dal più piccolo (atomo) fino al più grande (stelle), sia sempre generato e tenuto in vita da tre forze o parti dette “Positiva” o di affermazione, “Negativa” o di resistenza, e “Neutralizzante” o di conciliazione. In questa prospettiva, l’enneagramma rappresenterebbe ogni processo che si mantiene da solo per auto-rinnovamento, in primis la Vita. Per questo Gurdjieff lo definì “il moto perpetuo e anche la pietra filosofale degli alchimisti”. Egli sosteneva che “la conoscenza dell’enneagramma è stata preservata per molto tempo in segreto e se adesso, per così dire, è resa disponibile a tutti, è solo in una forma incompleta e teorica, della quale nessuno può fare alcun uso pratico senza istruzioni da parte di chi sa”.

Dagli anni sessanta, tuttavia, l’enneagramma comincia a essere studiato e applicato soprattutto all’ambito psicologico, come “mappa” di personalità o strutture caratteriali.

Oscar Ichazo prima e Claudio Naranjo poi ne hanno rielaborato in modo del tutto personale il significato, utilizzandolo come tecnica di autoconoscenza e indagine psicologica, e in questo senso si è andato diffondendo in Occidente. Applicato non solo all’ambito della terapia ma anche a quello della formazione, della ricerca del personale ecc.. Integrato anche con altri approcci psicologici, come la PNL, o confrontato con altre “mappe” di personalità, come quella dei tipi psicologici di Carl Gustav Jung.

Ichazo, nato nel 1931 in Bolivia, scoprì a 19 anni il libro di Ouspensky e partecipò a Buenos Aires alle attività di un gruppo probabilmente collegato con suoi allievi. Dal 1955 comincia a condurre e fonda poi l’Istituto di Gnoseologia di Arica, villaggio cileno al confine con il Perù, organizzando ritiri di crescita personale. Un gruppo di suoi allievi, tra i quali il cileno Naranjo, partecipando a questi ritiri entrò in contatto con l’enneagramma e cominciò ad approfondirne lo studio e a diffonderlo. Oggi esiste sull’argomento una vasta letteratura, legata non solo all’approccio caratteriologico già citato, ma anche alla tradizione cristiana, alla mistica sufi, a diverse scuole esoteriche.

L’Enneagramma dei tipi psicologici è una “mappa” che descrive nove tipi di personalità

al di là di tutte le possibili differenze individuali,  e i rapporti tra loro, e che consente di individuare le tendenze principali di carattere, visioni del mondo e attitudini, nonché le più probabili ipotesi evolutive. Permettendo così di accrescere le proprie possibilità di auto-comprensione e di trasformazione interiore, con i propri punti di forza e le proprie aree di miglioramento.

Ogni personalità rappresenta la cristallizzazione e l’irrigidimento delle difese infantili nel processo di adattamento precoce con l’ambiente e si struttura attorno a un nucleo emozionale (“passione” dominante). Ad un nucleo cognitivo (“fissazione” dominante) e un nucleo che riguarda la sfera degli istinti che regolano l’attività umana (istinto di conservazione, sociale e sessuale).

Più che una mera classificazione, l’enneagramma è un modello dinamico in cui ogni enneatipo racchiude le potenzialità di tutti gli altri. Anche se per ogni persona è riscontrabile un’identificazione più forte con un certo tipo. È importante sottolineare che non esiste un enneatipo migliore di un altro, o più fortunato in termini di risorse personali. Nella dinamica dell’enneagramma sono tutti ricchi di potenzialità e, a seconda della propria evoluzione o involuzione, tendono verso un certo tipo di positività o di negatività caratteristiche.

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Le nove personalità individuate dalla mappa sono correlate secondo uno schema – presente appunto già in Gurdjieff – che viene raffigurato con una stella a nove punte e che esprime il rapporto fra le due leggi fondamentali del 3 e del 7. Applicato alla condizione umana, il triangolo interno che collega i punti 3-6-9 rappresenta le tre “preoccupazioni” mentali principali: l’immagine (3), la paura (6), e l’autoesclusione (9), cui corrispondono altrettante emozioni. Mentre gli altri sei punti della stella (1-4-2-8-5-7), collegati fra loro da linee interne, corrispondono ad altre “fissazioni” ed emozioni.

Enneagramma e tipologia omeopatica

Nonostante la scuola, più direttamente collegata alle idee e all’insegnamento di Gurdjieff, non preveda utilizzi dell’Enneagramma diversi da quelli adottati e trasmessi ai suoi allievi dal maestro, in altre scuole che si riferiscono alla Quarta Via si parla molto di questo simbolo. Viene descritto in diversi testi, come in Body Types di Joel Friedlander, o in The Theory of Celestial Influence di Rodney Collin, allievo di Ouspensky. Quello prospettato da simili scuole, tuttavia, è un sistema di studio degli esseri umani che utilizza l’Enneagramma in un modo assai diverso da quello di Oscar Ichazo e Claudio Naranjo.

Una mappa tipologica è per esempio quella che considera sette tipi di personalità, già individuate dal padre dell’omeopatia francese, Leon Vannier.  Non le aveva disposte sull’Enneagramma, ma le aveva ampiamente descritte nel suo libro “Tipologia omeopatica”, pubblicato per la prima volta nel 1955, ma da lui concepito già nel 1915. Obiettivo dell’osservazione tipologica è riconoscere la ‘funzione umana’ di ogni individuo e le sue potenzialità: fisiche, chimiche, biologiche, psicologiche, dinamiche.

Vannier riconosce otto tipi fondamentali, i Prototipi, e ritiene che ogni persona sia una combinazione di prototipi diversi, ossia un Metatipo. I tipi costitutivi possono essere però disarmonici, e questa disarmonia può causare disturbi, dai più lievi (per esempio quelli nervosi) alle patologie più gravi. Compito del medico omeopata è quindi riportare il malato all’equilibrio a partire dall’individuazione del suo tipo e dei suoi segni distintivi: di struttura fisica, ma anche caratteriali, di comportamento e addirittura etici, con conseguente prescrizione dei rispettivi rimedi. Seguendo le frecce che le uniscono è possibile posizionare ogni individuo su una mappa simile a quella dell’Enneagramma.

I “Tipi” sono sette e corrispondono a tipologie della personalità connesse, in parte, alle antiche divinità greco-latine.

Abbiamo pertanto i tipi “Venusiano”, “Mercuriale”, “Saturnino”, “Marziale”, “Gioviale”, “Lunare” e “Solare”. Le loro caratteristiche sono abbastanza coerenti con i pianeti e/o divinità cui devono il nome: il Mercuriale è mobile e loquace, il Gioviale allegro e amante dei piaceri, ecc. Anche il dottor Vannier usava questa terminologia per nominarle. Va evidenziato che non esiste alcuna connessione con l’astrologia: i nomi sono legati a come i testi greci e romani descrivono i tratti principali delle loro divinità.

I Tipi indicano come siamo fatti caratterialmente, come reagiamo all’ambiente e quali sono i nostri automatismi preferiti. Sono raramente puri (cioè raramente possiedono almeno l’80% delle caratteristiche peculiari di uno dei sette Tipi). Più facilmente si individuano Tipi intermedi tra uno e quello adiacente e Tipi espansi verso i due adiacenti. I Tipi sono da intendersi in modo fortemente dinamico: nel corso della vita si può passare da uno all’altro (in media si evolve di un posto o due). Le Tipologie (come i Centri) sono basate sull’aspetto fisico: a ognuno dei sette Tipi corrispondono infatti precise caratteristiche corporeo che riportano a specifiche caratteristiche di personalità.

Allo studio dei tipi si aggiungono quello sui centri di gravità e sulle alchimie.

Il primo, di origine molto antica, ha dato ispirazione a numerosi scrittori, come il poeta Tagore e Jostein Gaarder (L’enigma del solitario) I “Centri di Gravità” sono quattro e prendono i nomi dai semi delle carte da gioco: “cuori”, “quadri”, “fiori” e “picche” (corrispondono rispettivamente a chi ha il proprio Centro nella sfera emotiva, intellettuale, istintiva, motoria). Indicano cosa tendiamo a fare e il modo in cui lo facciamo, le nostre abilità e disabilità. Sono divisibili ciascuno in tre differenti modulazioni: il fante, la donna e il re (rispettivamente la procedura, la reazione immediata, il controllo). Tutti e quattro i Centri sono ascrivibili a ogni essere umano, ma ognuno è caratterizzato da un equilibrio diverso in base alla predominanza di un Centro sull’altro.

Le “Alchimie” sono sette e corrispondono ai metalli/minerali: “piombo”, “ferro”, “rame”, “mercurio”, “calcio”, “argento”, “oro” (in una progressione che va dalla minore alla maggiore raffinatezza e importanza data ai sensi e all’estetica). Indicano con cosa o chi comunichiamo meglio, le nostre sintonie o distonie con l’ambiente, le nostre preferenze estetiche (come il modo di vestirci o gli accessori utilizzati) e sensoriali. Le alchimie possono essere “influenzate” dai Tipi e dai Centri di Gravità, pur concedendo al singolo individuo una certa “libertà” nell’appartenere a un’Alchimia diversa da quella “standard” del proprio Tipo o Centro.