Il trattamento KABAT facciale è l’applicazione del metodo Kabat nella riabilitazione delle paresi facciali.

Per definizione la paresi facciale è il risultato di una lesione del neurone periferico,lesione che può essere localizzata in qualsiasi punto  del suo tragitto, dal nucleo fino alla giunzione neuromuscolare.

La lesione del nervo facciale può essere totale o parziale, può coinvolgere tutta la faccia o parte di un emilato, e talvolta può essere localizzata anche allo stesso emilato della lesione del nervo. Il segno maggiormente accreditato è il segno di Bell, ovvero una difetto dell’occlusione dell’occchio.

Il nervo facciale è il settimo paio di nervi cranici, o nervi encefalici, sono un gruppo di nervi che invece di avere origine dal midollo spinale, partono direttamente dall’encefalo. Più precisamente dal tronco encefalico.

È un nervo misto, essenzialmente motorio, che ha il suo nucleo nella parte bassa del ponte, da cui parte una voluminosa radice costituita in gran parte da una motorioa, e in minima parte anche da una radice sensitiva (nervo intermedio o nervo di Wrisberg).

Tale struttura esce verso l’esterno da un piccolo forame detto Stilomastoideo dando origine a tre rami:

  1. Retroauricolare: che innerva i muscoli auricolari e l’occipite.
  2. In avanti: che innerva il muscolo stiloideo.
  3. Posteriormente: che innerva il digastrico.

Fu il neurologo statunitense Kabat che, tra gli anni ‘40 e ‘50 del Novecento, che inventò e diede il nome a questa metodica nota anche come FACILITAZIONE NEUROMUSCOLARE PROPRIOCETTIVA (PNF).

Essa si basa sulla stimolazione di particolari recettori, i propriocettori, capaci di farci percepire la posizione del corpo nello spazio e lo stato di contrazione dei muscoli.

Fu messa a punto a partire dall’osservazione dei movimenti di atleti e ballerini. Così Kabat giunse alla conclusione che nessun muscolo lavora singolarmente durante i movimenti volontari. Al contrario essi lavorano in maniera sinergica lungo linee diagonali e spirali rispetto all’asse longitudinale del corpo.

Estrapolò pertanto a scopo terapeutico un insieme di movimenti diagonali-spirali chiamati “schemi base”. Attraverso essi è possibile portare il muscolo dalla sua condizione di massimo allungamento a quella di massimo accorciamento. La Facilitazione si realizza partendo da un iniziale stiramento del muscolo che evoca un accorciamento immediato delle fibre muscolari (stretch reflex), coinvolgendo anche le fibre più deboli secondo un altro principio base della metodica, l’Irradiazione.

kabat facciale-paresi facciale-nervo facciale-fisioterapia-catania-magazine-laltracura-l'altracura

A che cosa serve il Kabat facciale?

La paresi facciale è una condizione deficitaria a carico della muscolatura mimica del volto innescata da una sofferenza riguardante il VII paio di nervi cranici. Quando la paralisi è “periferica”, cioè la lesione avviene distalmente rispetto all’encefalo, interessa tutta la metà omolaterale del volto e può avere cause differenti:

  • paresi idiopatica
  • paresi da farmaci
  • paresi traumatica
  • paresi di natura infettiva
  • paresi di origine tumorale

Come si svolge la seduta di Kabat facciale?

Prima e dopo l’inizio del ciclo di trattamento può essere utile scattare delle foto del volto in particolari atteggiamenti mimici (sorridere, aggrottare la fronte, gonfiare le guance…), utili per documentare i miglioramenti e fornire motivazione al paziente.

Durante la singola seduta si attua un lavoro di coppia tra terapista e paziente. Una parte del trattamento avviene con il paziente supino sul lettino, posizione che consente un miglior rilassamento della muscolatura facciale. La restante parte viene svolta dinanzi ad uno specchio che permette al paziente di ricevere una maggiore stimolazione secondo un meccanismo di feedback.

Il trattamento consiste nell’esecuzione di esercizi eseguiti perlopiù attivi, guidati dai comandi vocali e dalle mani del terapista. In questo modo possono essere attuati tutti i concetti cardine della metodica per ottenere il miglior risultato.

 

Polimedica