Nel linguaggio comune la parola stress è associata a tensione, esaurimento, fastidio. Per questo motivo si tende a dare una valenza negativa generalizzata alla parola.

In realtà, entrando nel settore della fisiologia umana, la capacità del nostro corpo di reagire con lo stress è la ragione per la quale siamo vivi. Questa nostra capacità è regolata dal Sistema nervoso autonomo. All’arrivo di uno stimolo esterno l’organismo reagisce in tre fasi distinte e consecutive: la fase di allarme, la fase di adattamento e la fase di esaurimento.

La fase di allarme è quella fondamentale. L’agente stressante mette il nostro organismo nella condizione di prepararsi a reagire e contrastare l’evento esterno o interno: rallenta o si interrompe la fase digestiva, la peristalsi, la produzione di ormoni gastroenterici. Il flusso ematico viene dirottato ai muscoli. I bronchi si dilatano così come le pupille. La frequenza cardiaca aumenta. Inizia una cospicua produzione di cortisolo e adrenalina da parte delle ghiandole surrenali. Il cortisolo agisce intaccando le riserve di glicogeno del fegato. Tutto questo è energia pronta per il meccanismo “fight or fly”, combatti o fuggi che ci permette di scansare un pericolo o di reagire velocemente ad un evento improvviso.

Con il perdurare dello stress e comunque anche dopo qualche tempo dal cessare dello stimolo il nostro corpo rimane in uno stato di allerta detto fase di adattamento fino a che l’evento stressogeno si sia concluso definitivamente.

Questa fase termina con la fase di esaurimento in cui l’organismo torna ad uno stato meno efficiente di quello di partenza, per poi ristabilire un livello di normalità

Quello che ci porta alla patologia è il ripetersi, senza soluzione di continuità di stimoli stressogeni che non lasciano all’organismo la possibilità di recuperare ma lo mantengono in una costante fase di adattamento. In questo modo, seguendo le varie modalità di reazione, si verificano diversi effetti negativi.

È attivo il sistema ossidante, è basso il livello di difesa immunitaria, è alto il metabolismo a scapito della gestione ottimale delle energie. E’ elevato il livello di acidosi, di cortisolo e adrenalina, le scorte di glicogeno possono non bastare, allora ci procuriamo altro glucosio dalle proteine muscolari, cannibalizzandole. In poche parole il corpo si ammala. Ecco che uno stress amplificato e prolungato, può provocare patologie croniche e degenerative come ipertensione, malattie cardiache, diabete e, in casi limite, neoplasie.

E come se questo non bastasse apre la porta ad elementi patologici che trovano facile strada in un organismo le cui reazioni di difesa sono orientate in modo sbagliato. Ciò che accade è una sequenza logica di eventi. Se gli agenti stressogeni si manifestano in modo continuo il nostro corpo vive in un costante stato di adattamento del quale difficilmente ci rendiamo conto. Ciò provoca un esaurimento delle nostre capacità difensive che, arrivato al dunque, provoca una reazione insufficiente anche nei confronti di uno stimolo banale e normalmente ben controllato.

Si arriva quindi a restare a letto due settimane per un’influenza, a sentirsi stanchi, ad avere una modalità di reazione tipicamente anomala, si toccano le soglie della depressione, del nervosismo, del senso di disadattamento all’ambiente. Tutto questo non è ancora malattia vera e propria, ma ne rappresenta l’anticamera. E purtroppo, ben prima che la patologia si manifesti, non è infrequente il ricorso a compensi chimici, farmaci, che mascherano la situazione di fondo e lasciano che il processo vada avanti senza ulteriori campanelli d’allarme.

Dal mio seminario su P.N.E.I.   Gabriella Caruso   Naturopata