Una teoria fa risalire l’origine della Meditazione a circa 5.000 anni fa, ai Veda, antichi testi sapienziali indiani espressi sotto forma di miti e simboli, contenenti linee guida essenziali per mettersi in rapporto con la divinità.

I Veda

In esso si fa riferimento ad un percorso progressivo, attraverso diversi livelli di assorbimento profondo, che richiede una purificazione di tutto l’essere e culmina in una elevazione illuminante, mediante il potere evocativo della preghiera con cui l’uomo raggiunge la dimensione della trascendenza. È probabile che anticamente venissero anche usate sostanze, pratiche e tecniche che favorissero cambiamenti di stato di coscienza. Le tecniche meditative si possono raggruppare in tre categorie:

Meditazione Mantrica

 basata su ripetizione di parole, frasi, canti, preghiere, invocazioni, lodi;

Meditazione Visiva

 basata sulla visualizzazione di divinità o dei loro simboli;

Meditazione che fonde Cuore e Mente

 basata su un concetto in grado di assorbire interamente l’attenzione del meditante. Da questa fusione dipende la veggenza più profonda.

Secondo i Ṛgveda, una delle quattro suddivisioni dei Veda, meditare significa sospendere le attività mentali fuorvianti per ritrovare l’uomo reale. Ciò elimina lo sforzo di apparire ciò che non si è e riunisce con la propria divinità interiore. Ma la meditazione proposta nei Veda viene definita successivamente nelle Upaniṣad, antichi testi sacri nati come commento e conclusione dei Veda ed espressi in linguaggio diretto.

Upaniṣad

Secondo le Upaniṣad il divino è già dentro l’essere umano e si distingue chiaramente tra “io psicofisico” e “io o sé spirituale”. Solo questa conoscenza può portare l’uomo sulla strada della liberazione dal karma, liberandolo da maschere, travisamenti, blocchi.

La mente, impegnata in attività conoscitive devianti, travisa le cose e si perde in miriadi di parole e di concetti, invece di raggiungere l’essenza delle cose. Da qui nascono le contrapposizioni e la continua fuga da se stessi, in un continuo sforzo di mistificazione, che porta alla perdita dell’identità, al senso di vuoto, ad angosce e paure. La via d’uscita da questa situazione di sofferenza è la meditazione, che sospende le attività mentali falsificanti e porta a ritrovare se stessi e il divino interiore, l’energia da cui nascono le proprie possibilità. Per reintegrarci con questa energia è necessario meditare, integrare noi stessi e i nostri pensieri, così da trasformare in illuminata la visione della realtà. Questa conoscenza è quella che conduce sulla strada della liberazione dai legami karmici.

L’“io” esterno dell’uomo è il prodotto dalla famiglia, della eredità genetica, dall’ambiente, mentre il suo sé spirituale è incontaminato e incondizionato. Il sé individuale è parte del Sé cosmico che tutto comprende, lì ha le sue radici. Dentro di sé contiene le risposte alle domande esistenziali.

Sintetizzando tutti i concetti contenuti in questi testi, seguendo diverse pratiche meditative, si arriva a dover perseguire a uno stato di “non–pensiero” che permette di comprendere le verità fondamentali della condizione umana.

Tale conoscenza, per essere reale, necessita di essere vissuta interiormente e non intellettivamente.


 Tratto da Ipnosi e Meditazione di Federico Gullotta

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