Circa 15 secoli fa, Bodhidharma, maestro indiano di Meditazione, andò in Cina a portare le sue tecniche. Queste, per successive trasformazioni dovute a diverse pronunce, hanno poi preso il nome di “Zen”. A quel tempo il Buddismo cinese era ricco di cerimonie, riti, dèi da adorare, dogmi, testi sacri, ma povero di contenuti. Bodhidharma portò un rinnovamento spirituale a quel punto necessario e salutare.


Meditazione Zen

Metafisica e morale sono prodotti della mente, e la mente è il principale ostacolo all’illuminazione. Lo Zen, tecnica che abolisce ogni orpello, esteriorità, tradizione, filosofia, è l’essenza della Meditazione quale assorbimento diretto. Secondo lo stesso, il pensiero di qualcosa non potrà mai essere la cosa stessa.

Qualsiasi strumento di osservazione interferisce con l’oggetto osservato, così anche la mente sovrappone le proprie categorie conoscitive agli oggetti conosciuti. In questo modo la Meditazione Zen va diritta alla fonte dello spirito, al volto originario di ciascuno di noi. Va al non pensiero da cui scaturisce il pensiero. Rigore ed essenzialità sono le sue prerogative.

Secondo lo Zen l’unica via possibile è quella di allontanare da se stessi il proprio mezzo mentale. Riuscire a vedere senza di esso, perché il risveglio si verifica con il contatto diretto con le cose, spogliate di concetti e significati.

L’insegnamento Zen si trasmette da Maestro ad allievo, da spirito a spirito, non su basi verbali, perché in nessun caso un concetto può rappresentare la realtà.

Del resto anche Buddha non amava le disquisizioni filosofiche, e Lao Tzu ha detto: «Chi conosce il Tao non ne parla e chi ne parla non lo conosce».

I Kōan

Strumento dello Zen sono i Kōan, proposizioni irrisolvibili logicamente, che hanno lo scopo di far capire che la ragione non è in grado di risolvere il problema centrale della conoscenza di sé (Es:«Che suono ha il battito di una sola mano che applaude?»).

Questo viene utilizzato per distruggere il pensiero e per metterne in evidenza i limiti. Nessun procedimento discorsivo, infatti, per quanto lungo, porta alla soluzione, ma con la lunga riflessione sul Kōan nell’allievo si produce il vuoto mentale, lo stato di non pensiero in cui potrà ricevere l’illuminazione.

Alcuni metodi usati dallo Zen hanno lo scopo di mettere in risalto contraddizioni e limiti della mente e di portare la tensione intellettuale fino a un punto di rottura, in cui la ragione si ferma da sola perché non è più capace di proseguire.


Tratto da Ipnosi e Meditazione di Federico Gullotta

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