Biografia

Il metodo prende il nome dal suo ideatore, Moshe Feldenkrais, nato in Bielorussia nel 1904. Uomo creativo e geniale, ebbe una vita molto movimentata.
A quindici anni lasciò scuola e famiglia per emigrare tutto solo, unico ragazzo in un gruppo di adulti, in Palestina, allora occupata dagli Inglesi. Lì lavorò per diversi anni come pioniere, per lo più svolgendo attività manuali. Riprese gli studi ormai adulto e, a ventitré anni, sostenne l’esame di maturità. Parallelamente agli interessi scolastici, egli coltivava anche quelli in campo psicologico, educativo e quelli delle arti marziali, in particolare del jiu-jitsu.

Lavorò per cinque anni per il Dipartimento topografico britannico, facendo i calcoli per le mappe della Palestina.
Nel 1933, a quasi trent’anni, si trasferì in Francia, per continuare gli studi in Ingegneria alla Sorbona.

Si laureò e conseguì un dottorato in fisica, lavorando con Frédéric Juliot-Curie, futuro premio Nobel, nella ricerca delle particelle subatomiche.
Nel frattempo, a Parigi, incontrava Igoro Kano con cui iniziò lo studio del Judo e dal quale conseguì, tra i primi in Occidente, la cintura nera; scrisse anche un libro sulle arti marziali.

Durante la seconda guerra mondiale, nel 1940, dopo l’invasione tedesca della Francia, si rifugiò in Inghilterra lavorando come fisico nello stabilimento anti-subacqueo di ricerca tecnica e scientifica della Marina inglese.

Fu in quel periodo che iniziò a sviluppare il suo Metodo, sul quale ha tenuto conferenze e seminari in tutto il mondo. La vecchia lesione al ginocchio risalente al periodo in cui giocava a calcio lo spinse a sperimentare su di sè lo studio dei movimenti corporei e l’affinamento della propria sensibilità cinestetica. Insegnò a se stesso, progressivamente, a camminare in un modo nuovo, efficace e indolore.

Agli inizi degli anni ’50

Moshe Feldenkrais accettò l’invito del Prof. Chaim Weitzmann, uno dei padri del Sionismo e presidente del nuovo Stato, a tornare a vivere in Israele. Fu lo stesso Weitzmann a incoraggiarlo negli studi per sviluppare il Metodo e fu in quel periodo che ebbe come allievo Ben Gurion, Primo Ministro e fondatore dello Stato di Israele, che tutti i giovedì, dopo essersi occupato delle questioni riguardanti la Difesa, si affidava alle cure di Moshe.

Feldenkrais passò la maggior parte degli anni ’70 negli Stati Uniti, tenendo conferenze, seminari e pubblicando libri sul suo metodo. Anche lì ebbe clienti famosi come il violinista Jehudi Menuhin, il regista Peter Brook, l’antropologa Margaret Mead, il giocatore di pallacanestro J. Erwin.

In quel periodo il suo lavoro ottenne riconoscimenti internazionali e fu apprezzato da studiosi come Karl Pribram, direttore del laboratorio di Neurofisiologia della Standford University, Milton Erikson, Gregory Bateson.
Ritornato in Israele potenziò ed estese l’applicazione del suo metodo in diversi settori, seguendo portatori di handicap, sportivi, artisti e dedicandosi alla formazione di insegnanti.

In quest’ultima attività Feldenfrais ha dimostrato la sua grandezza:

è riuscito a catalizzare intorno a sé persone straordinarie e a farle crescere attraverso il suo insegnamento. Come fa osservare Ruthy Alon (1992), “egli non formava degli allievi, ma dei maestri”. Dopo la sua morte, che avvenne in Israele nel 1984, il Metodo si è sviluppato in tutto il mondo grazie ai primi tredici allievi di Tel Aviv e a quelli formatisi nei corsi di formazione americani di San Francisco e di Hamerst. Essi, pur restando fedeli all’impostazione di Moshe, hanno saputo continuare il lavoro del fondatore facendolo crescere ed evolvere.

Può sembrare superfluo l’essersi soffermati sui particolari della biografia di F, ma non bisogna dimenticare che il successo del Metodo e della sua diffusione è legato dalla vita del suo ideatore. Le sue esperienze di vita gli hanno ispirato il desiderio di diventare (e di aiutare gli altri a diventare) “uomo potente”, cioè capace di realizzare a pieno la propria umanità e la propria intenzionalità.

L’idea chiave dell’organizzazione del corpo per la sopravvivenza gli è venuta dalla storia personale sua e del suo paese, dall’aver vissuto nel deserto, dove era importante sopravvivere e economizzare cibo ed energie. Anche da lì è nata la sua ricerca dell’azione precisa, efficace, economica ed efficiente: trarre il massimo risultato possibile dal minimo sforzo.