TEATRO E PSICOTERAPIA –  LO PSICODRAMMA

In generale, qualsiasi attività che coinvolge la creatività e la socializzazione può comportare benefici in termine di salute mentale e benessere percepito. Di fatto, il teatro, funge da cuscinetto contro le emozioni negative e l’isolamento sociale. I professionisti della salute mentale non hanno sottovalutato, nel tempo, questo aspetto e hanno dato forma a un tipo di intervento che tenga conto di questi aspetti e utilizzi il teatro nella promozione della salute: lo psicodramma.

Lo psicodramma si basa fondamentalmente delle caratteristiche del teatro per aiutare l’individuo a rappresentare e mettere in atto la propria vita e le proprie emozioni, creando nessi associativi funzionali alla consapevolezza. In tal modo, la persona, diventa in grado di inscenare dimensioni fondamentali e problematiche relative a sé stesso, comprenderle e reagire ad esse.

BREVE STORIA DELLA NASCITA DELLO PSICODRAMMA

Lo psicodramma nasce a Vienna, ad opera di uno psichiatra: Jacob Levi Moreno. A lui si deve l’intuizione delle potenzialità possedute dall’attività teatrale e a una possibile applicazione nell’ambito clinico.

Sin da bambino, Moreno, giocava impersonando vari ruoli e mettendo in atto varie scenette teatrali insieme ad amici. Questa divenne la sua attività ludica privilegiata. Crescendo, la passione per il teatro non svanì. Moreno creò la sua compagnia teatrale basata principalmente sull’improvvisazione e sull’invenzione di trame e ruoli al momento stesso dello spettacolo dando quindi caratteristiche più spontanee all’attività. Grazie all’incontro con Freud e all’interesse per la medicina e la psichiatria, Moreno, iniziò a comprendere come il teatro potesse essere un perfetto strumento per “inscenare” conflitti, sentimenti e inconscio e portare tutto alla consapevolezza potendo così intervenire sull’inconscio stesso.

Morendo dunque fa del teatro strumento di intervento in ambito psicoterapico per eccellenza. Dopo molti anni, fonda in America la prima clinica psichiatrica privata in cui si interveniva con tecniche psicodrammatiche nella cura dei pazienti. Lo stesso figlio, secondogenito, viene cresciuto seguendo rigorosi metodo psicodrammatici.

Ad oggi nella sua tomba è riportata la frase “l’uomo che portò sorrisi e gioia alla psichiatria” riferendosi proprio alla carriera di promotore della salute basata sulla spontaneità e sulla gioia del teatro.

COME FUNZIONA LO PSICODRAMMA?

Lo psicodramma, come anticipato, riguarda principalmente la messa in atto spontanea e naturale di scene rappresentanti la propria vita intrapsichica (che difficilmente si riesce ad esprimere verbalmente). Di fatto, la persona, può esprimere tramite lo psicodramma qualunque elemento psichico (che crea disagio o conflitto) recitando la sua parte in una finta opera teatrale che ha per oggetto la sua vita stessa. E’ possibile dunque indagare sé stessi, conoscersi, capirsi e creare nessi associativi tra mondo interno e realtà esterna grazie al potenziamento di creatività e spontaneità. Mettendo in atto la propria vita intrapsichica la persona è stimolata a trovare soluzioni adattive ai problemi, comprendere emozioni e sentimenti in maniera dettagliata e risolvere o accettare determinate situazioni di disagio.

Lo psicodramma è molto utile nelle situazione in cui l’individuo deve risperimentare e rivivere una situazione. Piuttosto che raccontarla in maniera narrativa e discorsiva viene recitata e agita. Questo facilita l’integrazione degli elementi cognitivi e del ricordo legati alla situazione risperimentata (ad esempio i traumi o le situazioni che non sono state accettate ed elaborate pienamente). Generalmente le sessioni di psicodramma durano un massimo di 2 ore e sono finalizzate allo sviluppo e alla crescita personale dell’individuo sia professionalmente che privatamente grazie all’enfasi posta sulla conoscenza e consapevolezza di sé.

PSICODRAMMA IN GRUPPO E INDIVIDUALE

Ufficialmente lo psicodramma nasce come “terapia in gruppo”. Tuttavia è possibile applicarlo, in alcuni casi, individualmente.

Nei casi “in gruppo” un attore principale (che mette in scena la sua vita e le sue dinamiche interne) che svolge il ruolo di protagonista e si esibisce di fronte a un pubblico, sceglie alcuni membri del gruppo a cui assegna determinate parti secondarie inerenti la storia che vuole mettere in atto (es. sorella, madre, padre etc. nel caso in cui viene recitata una scena di famiglia).

Il protagonista può anche decidere di interpretare “l’osservatore esterno”, ossia una specie di regista che si limita ad osservare la scena, e di assegnare dunque il ruolo del protagonista (sé stesso) a un altro compagno. A turno ogni membro del gruppo può essere attore principale e sceglie cosa rappresentare e come. In gruppo è necessario un clima positivo, di fiducia e amicizia per cui risulta necessario, prima di inscenare qualunque rappresentazione, presentarsi e conoscersi.

Variante dello psicodramma classico è lo psicodramma applicato individualmente. In questo caso l’assenza di un gruppo di riferimento impedisce al soggetto di rappresentare per filo e per segno una determinata situazione vissuta. In questo caso le tecniche a cui si fa ricorso sono la teatralizzazione simbolica (tramite analogie e metafore) e l’immaginazione piuttosto che l’agito.

ALCUNE TECNICHE

Le tecniche utilizzate nei setting di psicodramma sono innumerevoli e variegate. Di seguito ne elenchiamo alcune a titolo esemplificativo.

Soliloquio: Il paziente esprime sé stesso e il suo mondo interno attraverso un monologo e senza l’ausilio di altri attori. Il soliloquio non è rivolto a un pubblico per cui la messa in scena deve enfatizzare le caratteristiche di monologo. Con questa modalità i pensieri vengono esperiti in maniera fluida e continua, anche senza tenere conto di una logica precisa. Il soggetto sta facendo un discorso su sé stesso con sé stesso.

Specchio: Il paziente sceglie un “alter ego”, una persona che interpreti la sua parte. Grazie a questa tecnica la persona può guardare dall’esterno una situazione realmente vissuta e può comprendere meglio comportamenti, emozioni e motivazioni.

Inversione di ruoli: Il protagonista assume il ruolo di un’altra persona presente nella storia (ad es. figlio che diventa madre). Questa tecnica enfatizza l’empatia e la capacità di mettersi nei panni degli altri. Offre la possibilità di comprendere le motivazioni e i sentimenti dell’altro rispetto a sé e alla situazione.
Dato che la maggior parte degli interventi si effettua in gruppo non è sempre semplice per il clinico creare un clima di fiducia e amicizia al suo interno.

Spesso, sopratutto nelle prime fasi, è possibile che sia presente imbarazzo e diffidenza. Ecco perché sono molto utilizzate delle tecniche per “sbloccare” le situazioni di imbarazzo:

Uso del cellulare: Utilizzato come punto di partenza per creare storie basate sulle dinamiche utilizzate dagli individui nell’invio degli sms.

Fantasticare sulle motivazioni altrui: Quando un individuo interno al gruppo mette in atto palesi resistenze (come ad esempio venire in ritardo all’appuntamento) si può utilizzare l’elemento di resistenza come punto di partenza di una discussione. Dunque, ad esempio, fantasticare e creare storie sul motivo del ritardo del compagno.

Silenzi: Sopratutto i primi tempi è possibile che il gruppo sia silenzioso a causa di un disorientamento o una diffidenza nei confronti degli altri. In questo caso è importante trovare elementi innovativi su cui costruire storie e discussioni che incitino i partecipanti a mostrare le proprie caratteristiche di personalità.

BENEFICI DELLO PSICODRAMMA

Lo psicodramma è una tecnica ancora poco utilizzata e conosciuta, sopratutto in Italia. Tuttavia i benefici che apporta alla vita personale sono innumerevoli. La possibilità di far parte di un gruppo, percepito come “sostegno”, rafforza le reti sociali e le interazioni positive. Rappresentare, tramite scenette, traumi o eventi di vita passata non ancora elaborati riduce lo stress, l’ansia e la depressione legati a questi temi.

Grazie alla rappresentazione teatrale e all’osservazione delle altre rappresentazioni è possibile conoscere a fondo le dinamiche di funzionamento di sé e degli altri. Si raggiunge maggiore consapevolezza riguardo la propria identità, le proprie caratteristiche, i propri schemi mentali che diventano consapevoli e noti.

In caso di modalità comportamentali disaddative, la persona si rende conto con maggior facilità di questi circoli viziosi ed è in grado di cambiare positivamente il comportamento e i pensieri.

Si impara a conoscere sé stessi, il proprio mondo interno fatto di emozioni e sensazioni e il mondo esterno insieme alla sue quotidiane richieste.

Gestire le emozioni negative diventa più semplice e immediato grazie alla continua rappresentazione scenica di qualunque vissuto.

Sarebbe riduttivo sostenere che la tecnica dello psicodramma, come anche l’attività teatrale, sono utili esclusivamente in ambito clinico e psicopatologico. La creatività, la flessibilità mentale e la gestione emozionale (con diminuito stress) risultano benefiche e positive per qualunque persona e, inoltre, più che un intervento di cura rappresentano un fattore che protegge la persona dallo sviluppo di malattie fisiche e/o mentali.

Chiara D’agata– Laurea in scienze e tecniche psicologiche

Centro Clinico Eden

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